Futuro virtuale Si dice democrazia ma è regno di lobbies e di populisti
La rete è libertà. E’ partecipazione, è condivisione di sapere e di conoscenza. E’ la realizzazione della vecchia «mano invisibile» di Adam Smith. E’ l’emblema di un modo tutto nuovo di lavorare, basta con il vecchio e pesante lavoro delle fabbriche, oggi tutto è leggero, immateriale e creativo. Questo dicono gli esperti, i guru del virtuale, le retoriche della rete, i tecnoentusiasti senza se e senza ma.
E altre leggende, ancora: la rete è democrazia, è il potere sovrano del popolo che si muove libero nella rete, dove abiterebbero il demos, la polis e l’agorà. E Beppe Grillo, uno dei leader di questo «popolo della rete», carismatico trascinatore di folle virtuali (ma anche reali). Democrazia in rete? Partecipazione attiva? E se Beppe Grillo – si chiede Carlo Formenti nel suo saggio Cybersoviet - fosse invece l’erede del populismo di Berlusconi? Sì, «Grillo è un esempio da manuale di movimento populista » per la sua capacità «di aggregare consenso su temi trasversali, catturando simpatie da sinistra come da destra»; perché «traduce le aspirazioni di democrazia diretta, tipiche della tradizione “colta” di sinistra, in un linguaggio più affine all’ideologia leghista»; e perché populista è anche il suo tono antiintellettuale, che riscuote la simpatia non solo «degli strati sociali meno acculturati, maanche dei lavoratori della conoscenza», refrattari alle caste.
Cyberpopulismo: la rete «per fare la stessa cosa che Berlusconi fa con la tv, ovvero ricostruire un popolo con le schegge di una composizione sociale sempre più frammentata». Populismo; e potere carismatico.
Carlo Formenti – docente di Teoria e tecnica dei nuovi media all’Università di Lecce, uno dei maggiori conoscitori italiani del mondo della rete – ha scritto questo Cybersoviet che completa una sorta di trilogia con i precedenti Incantati dalla rete e Mercanti di futuro.
Una preziosa (e imprescindibile) occasione (per Formenti e per noi lettori) di un ripensamento critico sull’intero mondo del virtuale. Un libro che parla di politica e di società, degli effetti della rete sui sistemi democratici e sulla libertà delle persone (ovvero: su di noi), partendo da teorici della rete come Castells, Benkler e De Kerckhove, ma isalendo a Beck e a Giddens, agli operaisti degli Anni 60, fino a Weber e ad Hannah Arendt. Verificando se la rete possa essere davvero assimilata alle forme moderne di democrazia diretta (ieri le comuni, i soviet e i consigli; oggi i cybersoviet del titolo).
Chiarendo che il web 2.0 non significa cooperazione & partecipazione ma sub-ordinazione & integrazione (ovvero minore libertà) delle persone, non la decantata «democratizzazione dei consumi» o la «presa del potere» da parte dei consumatori, ma la messa al lavoro dell’intelligenza collettiva generata dalla cooperazione gratuita e spontanea (no, non spontanea: ma indotta offrendo l’illusione della spontaneità) di milioni di persone.
Perché la rete è governata sempre più dal business e dalle grandi aziende. Perché è vero che gli Stati sono debolissimi a governare il mercato, ma sono potentissimi nel controllare le persone in nome della sicurezza, nel violarne la privacy e nel censurarne le libertà (non solo in Cina, anche nel liberale Occidente), dunque la rete si sta «balcanizzando». Vero. Ma soprattutto è caduto il confine tra sfera privata e sfera pubblica, e il potere ci guarda e anche a noi (questa la novità prodotta dalla rete) piace guardare e ancora di più piace essere guardati, es-porci in pubblico (dai diari in rete a YouTube).
Fine dunque dell’illusione libertaria della rete? Passaggio inesorabile dal cybersoviet al cyberpop? Fine del sogno di trasformare «la rivoluzione tecnologica in rivoluzione sociale, culturale e politica? Forse non ancora», scrive Formenti.
Ma solo a due condizioni: che i lavoratori della conoscenza sviluppino una qualche consapevolezza «di classe» (alleandosi con i lavoratori del terziario «arretrato» e con i resti della classe operaia); e che il neoliberismo illiberale non rimanga egemone come ora. Condizioni improbabili da realizzare, ammette Formenti. Forse (aggiungiamo) anche per la natura intrinseca (ovvero tecnica) della stessa rete, solo apparentemente libera & libertaria.
LELIO DI DEMICHELIS – Tuttolibri del 13/09/08



